Il primo articolo della rubrica Echoes of Materials è dedicato a un materiale che consideriamo simbolo del valore dell'artigianalità e di una vita che sceglie di essere slow. Lento, qui, non è sinonimo di pigrizia, bensì di decelerazione: una tradizione millenaria fatta di rapporti umani e relazione con la natura, che oggi si rinnova in cerca di uno sbocco globale.
La parola washi (和紙) significa semplicemente carta giapponese. È stato durante il processo di internazionalizzazione di questo materiale che, uscendo dalla sua realtà nazionale, ha avuto bisogno di trovare la propria dimensione in un contesto diverso.
Per questo, quando utilizziamo il termine washi, da una parte usiamo un tecnicismo; dall'altra, si apre nella nostra mente un mondo immaginifico fatto di Giappone tradizionale, di gesti lenti tramandati di generazione in generazione, di fibre vegetali che si intrecciano sotto le mani del maestro.
Quando ordiniamo un foglio di carta washi, quello che teniamo tra le mani è un pezzo di storia che nasce circa 1300 anni fa. In uno dei due testi giapponesi più antichi pervenuti, il Nihongi (Annali del Giappone) dell'anno 720, si parla proprio delle sue origini.
Questo materiale e la sua tecnica di produzione giunsero nell'arcipelago con i monaci che introdussero il Buddhismo nel VII secolo. Per l'esattezza, il Nihongi fa riferimento al monaco coreano Donchō (Damjing):
Donchō è considerato il padre di questa tecnica in Giappone: portò le conoscenze per produrre la carta localmente, riducendo la dipendenza dall'importazione continentale e aprendo la strada ai mastri cartai. Inizialmente usata per trascrivere i Sutra, le parole del Buddha, la carta washi è diventata poi presenza costante nella quotidianità giapponese: dalle calligrafie alle pareti scorrevoli degli edifici tradizionali.
Nel 2014, l'UNESCO ha inserito il washi tra i beni culturali immateriali dell'umanità. Oggi questo tipo di carta è in pericolo, ma grazie a nuovi progetti e visioni globali, sta vivendo una nuova rinascita.
La produzione del washi segue i ritmi della natura ed è stagionale. Le tecniche vengono passate dal sensei al discepolo e si basano su tre fibre naturali principali, i "mattoni" del materiale:
Il secondo elemento essenziale è il neri, una sostanza viscosa estratta dalla pianta di tororo aoi, fondamentale per mantenere le fibre in sospensione.
Durante la fase del nagashizuki, le fibre vengono agitate costantemente in acqua tramite un telaio. Questo movimento ondulatorio permette alle fibre di intrecciarsi come in un tessuto, rendendo la carta straordinariamente flessibile e resistente, a differenza della carta occidentale.
Oggi esistono sei città della carta ufficialmente riconosciute dall'UNESCO e dal Ministero dell'Economia giapponese, ognuna con la propria specializzazione.
Il washi sta compiendo il suo passo più ambizioso: un processo di innovazione che lo vede protagonista di un nuovo linguaggio del lusso e del branding globale. Oggi, utilizzare il washi in un progetto di comunicazione è un atto di posizionamento.
Il materiale diventa un ponte cross-culturale capace di far incontrare linguaggi solo in apparenza lontani, come la calligrafia araba di pregio o i documenti diplomatici internazionali.
Seguendo l'esempio di realtà come Igarashi Seishi, è possibile creare washi dagli scarti alimentari (bucce di frutta, verdura o cereali). Per un brand del settore F&B, significa trasformare lo scarto in un food paper per packaging che narra l'economia circolare.
In un'epoca digitale, il "tatto" è il nuovo confine del lusso. Usare il washi per certificati di autenticità o etichette di vini comunica una cura che la carta industriale non può emulare. La sua porosità lo rende inoltre ideale per il branding olfattivo: trattiene le fragranze in modo persistente.
Grazie alla sua capacità di filtrare la luce, è perfetto per installazioni luminose in pop-up store o scenografie corporate, diventando vera e propria architettura che invita alla meraviglia.
Persino il Giudizio Universale di Michelangelo, nella Cappella Sistina, viene trattato e protetto nel suo restauro con il Tosa Tengujo-shi: sottile come l'ala di una libellula, appena 0,02 mm.
Per concludere: una curiosità su tutte.
In giapponese la parola kami può significare sia divinità che carta. Nella città di Echizen, nella prefettura di Fukui, esiste un tempio dedicato a Kawakami Gozen, la dea della carta.
Ogni maggio, dal tre al cinque, si tiene un festival di tre giorni in suo onore. Il primo giorno le persone si recano in montagna, dove si dice che la Dea e altre due divinità risiedano abitualmente, e le accompagnano nel tempio a valle al suono dei tamburi.
Il secondo giorno, al tempio, i bambini mettono in scena una recita che rappresenta il momento in cui la dea Kawakami Gozen ha insegnato agli esseri umani come si realizza la carta washi.
Il terzo giorno, utilizzando una portantina accompagnata da lanterne, le persone riportano le divinità sulla montagna in processione.
Cinque chiavi di lettura per portare con sé l'essenza del washi e tradurlo in scelte concrete di posizionamento, tecnica e narrazione.
Il washi non è solo carta, è decelerazione. Sceglierlo significa passare dalla produzione di massa alla narrazione di valore.
Le fibre non sono appoggiate, sono intrecciate come un tessuto. Il risultato? Una flessibilità che sfida i secoli.
La "magia" naturale che permette alle fibre di galleggiare. Senza questa mucillagine, non avremmo l'uniformità che incanta il tatto.
Un materiale cross-culturale e sostenibile. Dal food paper al restauro dei capolavori, il washi eleva il posizionamento.
Si basa sulla potatura di arbusti che rinascono ogni anno: un materiale simbolo dell'economia circolare.
| Città / Prefettura | Tipologia | Caratteristica |
|---|---|---|
| MinoGifu | Hon-minoshi | LuceLa più trasparente, perfetta per il design d'interni. |
| HamadaShimane | Sekishu-banshi | ForzaIndistruttibile, ideale per packaging e registri. |
| Ino / TosaKōchi | Tosa Washi | SottigliezzaLa celebre "ala di libellula" per il restauro. |
| EchizenFukui | Echizen Washi | VersatilitàLa carta dell'Impero e dell'arte con foglia d'oro. |
| OgawaSaitama | Hosokawashi | RigiditàAspetto rustico e puro, eccellente per la legatoria. |
| UchikoEhime | Uchiko Washi | ProtezioneTradizionalmente usata per ombrelli e dorature. |